San Gerardo/La CGIL denuncia la gravità della situazione

I lavori di ristrutturazione del San Gerardo si sono fermati ormai da parecchie settimane. Una situazione preoccupante.
È necessario che venga fatta chiarezza al più presto sui motivi dei ritardi e vengano fissati tempi certi per la ripresa dei lavori, dando così risposta alle necessità dei lavoratori e dei cittadini.
I lavori di ristrutturazione del presidio ospedaliero del San Gerardo si sono fermati ormai da parecchie settimane, contrariamente a quanto definito nel cronoprogramma.
Sulla tabella di marcia mancano alcune opere indispensabili all’avvio della seconda fase dei lavori e il collaudo della nuova struttura (avancorpo), l’accreditamento e il trasferimento delle attività previste dal piano dei lavori: tutte cose necessarie alla prosecuzione dell’attività del cantiere.
I lavoratori edili, costretti inizialmente a turni notturni e a molte ore di straordinario per consegnare nei tempi previsti il nuovo avancorpo, sono paradossalmente in cassa integrazione ormai da marzo.
Ad oggi non hanno certezze sulla ripresa delle attività del cantiere e rischiano di rimanere senza occupazione e senza la copertura degli ammortizzatori sociali.
La gravità dei ritardi e l’intrico dei contenziosi, nonché il palleggiamento di responsabilità tra i soggetti interessati (SANGECO, Infrastrutture Lombarde, AO San Gerardo, ASL MB e Regione Lombardia) si stanno scaricando da tempo sui lavoratori addetti alla realizzazione dell’opera, determinando il prolungamento dei disagi per l’utenza, per i cittadini e per gli operatori.
Nel frattempo i costi aumentano in modo rilevante e l’incertezza della situazione potrebbe avere ricadute sull’attrattività e sulle attività dell’ospedale. Un’esperienza già vista nel recente passato in altre strutture della sanità lombarda e che sarebbe opportuno non ripetere in Brianza.
La CGIL insieme alla FP e alla FILLEA, le categorie dei lavoratori dei servizi pubblici e degli edili, aveva espresso già nella fase di progettazione forti preoccupazioni circa i possibili rischi di un’operazione così lunga, complessa e costosa, sottolineando inoltre le possibili ricadute sul lavoro del personale ospedaliero, sulla sicurezza dei lavoratori e dell’utenza e sui livelli delle prestazioni offerte alla cittadinanza che vedono il presidio ospedaliero monzese tra le eccellenze lombarde.
Il cantiere, gravato all’avvio da pesanti problemi di trasparenza, già a questo punto del percorso è letteralmente lastricato da dimissioni, abbandoni, cambi di responsabilità, pesanti interferenze politiche.
È necessario che con il coinvolgimento di tutti i livelli istituzionali venga fatta chiarezza al più presto sui motivi dei ritardi e vengano fissati tempi certi per la ripresa dei lavori, dando così risposta alle necessità dei lavoratori e dei cittadini.
Nel caos attuale diventa ineludibile operare con la massima trasparenza, garantendo percorsi condivisi.
walter.palvarini | 06 agosto 2015, 16:06
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